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ENEA ha pubblicato uno studio che descrive il patrimonio residenziale italiano attraverso gli “edifici di riferimento”, modelli rappresentativi per ciascuna delle sei zone climatiche. Il 65% degli immobili è stato costruito prima delle norme sul risparmio energetico. È un tassello tecnico importante in vista della direttiva Case Green e aiuta a capire quali interventi hanno senso, anche nelle zone climatiche dell’Abruzzo.

Edifici di riferimento ENEA: di cosa si tratta
A fine settembre 2026 ENEA ha diffuso i risultati di uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Energy and Buildings e firmato dai ricercatori Domenico Palladino e Francesca Paggiaro, che ricostruisce le caratteristiche del parco residenziale italiano attraverso i cosiddetti edifici di riferimento (Reference Buildings).
Un edificio di riferimento non è un edificio reale, ma un modello statistico che rappresenta una configurazione ricorrente: una certa tipologia edilizia, costruita in un certo periodo, in una certa zona climatica, con involucro e impianti tipici di quel gruppo. Invece di studiare milioni di immobili uno per uno, si studiano pochi modelli rappresentativi e si estendono i risultati a gruppi omogenei.
I numeri dello studio
Secondo quanto riportato da ENEA e dalla stampa tecnica, lo studio:
- descrive circa 12 milioni di edifici residenziali (circa l’85% del totale) e oltre 31 milioni di unità abitative;
- incrocia i dati del Censimento ISTAT con quelli del SIAPE, il sistema informativo nazionale degli APE, utilizzando oltre 5 milioni di attestati emessi tra la fine del 2015 e la metà del 2024;
- evidenzia che circa il 65% degli immobili è stato costruito prima delle normative sull’efficienza energetica.
Cosa emerge per tipologie e zone climatiche
La casa “tipo” italiana
La configurazione più diffusa a livello nazionale è l’edificio di due piani con una sola unità immobiliare. Il dato cambia però con il clima: nelle zone A, B e C prevalgono edifici monopiano con una singola abitazione, mentre nelle zone D, E ed F crescono gli edifici su più livelli con più unità.
Gli impianti
Negli edifici costruiti prima del 1980 dominano le caldaie tradizionali. Dopo il 2005 si osserva lo spostamento verso le pompe di calore, soprattutto nelle zone più calde (A e B), mentre nella zona F, la più fredda, il teleriscaldamento ha un peso maggiore negli edifici recenti.
Una precisazione utile
Lo studio chiarisce che l’epoca di costruzione anteriore alle norme energetiche è associata a consumi elevati, ma questo non coincide automaticamente con la classe energetica attuale: molti edifici vecchi sono stati nel frattempo riqualificati, in parte grazie ai bonus edilizi degli ultimi anni.
Perché conta: il legame con la direttiva Case Green
La Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD IV, nota come “Case Green”) chiede agli Stati membri di ridurre il consumo medio di energia primaria del parco residenziale, con traiettorie al 2030 e al 2035, e di predisporre piani nazionali di ristrutturazione degli edifici. Per fare questo serve sapere com’è fatto davvero il patrimonio edilizio.
Gli edifici di riferimento servono proprio a questo: simulare scenari di riqualificazione, stimare costi e risparmi per gruppi omogenei di edifici, programmare incentivi più mirati. Lo studio alimenta inoltre l’EU Building Stock Observatory, la banca dati europea sul patrimonio costruito.
Va distinto con precisione cosa è norma e cosa no. Lo studio ENEA è un lavoro scientifico e conoscitivo, non introduce obblighi per i proprietari. Gli obblighi deriveranno dalle norme nazionali di recepimento della direttiva e dagli strumenti attuativi, che vanno seguiti a parte.
Cosa significa per l’Abruzzo e per l’area di Vasto e San Salvo
L’Abruzzo è un caso interessante perché copre più zone climatiche in pochi chilometri. La fascia costiera, con San Salvo e Vasto, ricade per lo più in zona climatica D; salendo verso l’entroterra si passa rapidamente alla zona E e, nei comuni montani, alla zona F. La zona climatica di ciascun Comune è indicata nel D.P.R. 412/1993 e va verificata caso per caso.
In concreto, sulla costa sono frequenti le palazzine e i condomini degli anni Sessanta-Ottanta, spesso con involucro non isolato e impianti autonomi a gas; nell’entroterra prevalgono edifici di due piani, talvolta in muratura, con esigenze di riscaldamento ben più elevate. Le strategie di intervento non possono essere le stesse.
Un esempio pratico
Una villetta bifamiliare degli anni Settanta a Vasto e una casa in muratura dello stesso periodo in un comune dell’Alto Vastese possono avere la stessa classe energetica sull’APE, ma esigenze molto diverse. Nella prima può avere senso puntare su pompa di calore, fotovoltaico e schermature solari per il comfort estivo; nella seconda la priorità sarà quasi sempre l’involucro (copertura, serramenti, cappotto o isolamento interno), valutando con attenzione la compatibilità con la muratura esistente e, dove si interviene su elementi strutturali, la vulnerabilità sismica.
Conseguenze per professionisti, imprese e proprietari
Per i tecnici, gli edifici di riferimento diventeranno con ogni probabilità una base per analisi costi-benefici, studi di fattibilità e programmazione degli incentivi. Per le imprese, aiutano a capire quali interventi saranno più richiesti nelle diverse aree. Per i proprietari, il messaggio è semplice: l’APE è il punto di partenza, ma una diagnosi energetica seria guarda l’edificio reale, la zona climatica e l’uso effettivo.
Conclusioni
Lo studio ENEA sugli edifici di riferimento non cambia le regole, ma cambia la qualità delle informazioni su cui le regole verranno costruite. Con la direttiva Case Green all’orizzonte, conoscere il proprio immobile, la sua epoca, il suo involucro e la sua zona climatica è il primo passo per programmare interventi efficaci e non subire le scadenze.
Cosa significa per chi deve intervenire su un immobile
Prima di scegliere un intervento di efficientamento conviene partire da una diagnosi: APE aggiornato, analisi dell’involucro, verifica degli impianti e, per gli edifici datati, valutazione dello stato strutturale. Abbinare riqualificazione energetica e miglioramento sismico, quando si mettono le mani su coperture e pareti, è spesso la scelta più razionale. Lo Studio Sabatini redige APE e diagnosi energetiche e segue progetti integrati energetici e strutturali per edifici residenziali e condominiali nell’area di San Salvo, Vasto e della provincia di Chieti.
Fonti
- LavoriPubblici.it, 30/09/2026 – Patrimonio edilizio italiano: ENEA definisce gli edifici di riferimento nelle 6 zone climatiche
- Edilportale, 29/09/2026 – Edifici italiani, ENEA traccia l’identikit per ogni zona climatica
- Edilizia.com, 28/09/2026 – Patrimonio edilizio: ENEA analizza 12 milioni di edifici e 31 milioni di abitazioni
- ENEA – Sala stampa (comunicato originale)
- Direttiva (UE) 2024/1275 del 24 aprile 2024 sulla prestazione energetica nell’edilizia (EUR-Lex)
- D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 – zone climatiche (Normattiva)

Ing. Marco Sabatini
Ingegnere civile e ambientale, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti
Titolare dello Studio Tecnico Sabatini di San Salvo (CH), si occupa ogni giorno di pratiche edilizie (CILA, SCIA, permessi di costruire, sanatorie), coordinamento della sicurezza nei cantieri (CSP e CSE ai sensi del D.Lgs. 81/2008), certificazione energetica APE, impianti fotovoltaici e pratiche catastali tra Vasto, San Salvo e la provincia di Chieti. Sul portale scrive di normativa, sentenze e tecnologie per l’edilizia partendo dai casi reali dello studio: ogni articolo è verificato sulle fonti ufficiali e riporta i riferimenti normativi.


