Pompa di calore con i termosifoni senza verifiche: l’errore che ti può costare caro

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Mettere una pompa di calore con i termosifoni di casa sembra la scelta più semplice: si toglie la vecchia caldaia, si collega la nuova macchina agli stessi tubi e agli stessi radiatori e si comincia a risparmiare. Il preventivo è chiaro, l’installatore assicura che “va benissimo anche con i radiatori”, l’incentivo copre una parte della spesa. Poi arriva la prima settimana fredda di gennaio. La camera esposta a nord non supera i 17 gradi, la macchina lavora senza sosta, qualcuno alza la temperatura dell’acqua per compensare e la bolletta elettrica di febbraio è più alta di quella del gas dell’anno prima. Non è colpa della tecnologia, che funziona bene anche negli edifici esistenti. È colpa di una verifica saltata prima di firmare: nessuno ha controllato se quei termosifoni, in quella casa, possono scaldare con acqua meno calda di quella a cui sono abituati.

Vecchio termosifone in ghisa e unità esterna sul balcone: pompa di calore con i termosifoni da verificare prima dell'installazione

L’errore: installare la pompa di calore con i termosifoni senza verificarli

L’errore è sostituire la caldaia con una pompa di calore aria-acqua (una macchina che preleva calore dall’aria esterna e lo cede all’acqua dell’impianto) dando per scontato che l’impianto esistente vada bene così com’è, senza controllare tre cose: quanto calore serve davvero alla casa, quanto calore riescono a cedere i radiatori esistenti con acqua a temperatura più bassa, e a quale temperatura deve lavorare la macchina per tenere la casa calda nei giorni più freddi.

Il punto tecnico è semplice. Una caldaia scalda l’acqua anche a 70-80 °C senza grandi perdite di rendimento; una pompa di calore rende tanto di più quanto più bassa è la temperatura di mandata, cioè la temperatura dell’acqua che parte dalla macchina e arriva ai radiatori. La normativa europea sull’ecoprogettazione di questi apparecchi distingue infatti le prestazioni per “applicazione a bassa temperatura” (acqua intorno ai 35 °C) e “applicazione a media temperatura” (intorno ai 55 °C): nelle schede tecniche dello stesso prodotto l’efficienza stagionale a 55 °C risulta normalmente più bassa di quella a 35 °C.

I vecchi radiatori, però, sono stati dimensionati per acqua molto calda. Con acqua a 45-50 °C cedono meno calore. Se la casa ne richiede più di quanto i radiatori riescono a dare a quella temperatura, le strade sono due: alzare la mandata, perdendo efficienza, oppure restare al freddo.

Perché sembra una cosa normale

Sembra normale perché per decenni il cambio caldaia è stato un intervento “uno a uno”: via la vecchia, dentro una nuova di potenza simile. Con la pompa di calore questa logica non regge, perché cambia il modo in cui lavora l’impianto.

Contribuiscono altri fattori. Le pompe di calore “ad alta temperatura” fanno pensare che il problema non esista più, ma risolvono il comfort, non il calo di efficienza. Le schede commerciali mettono in evidenza il valore più favorevole, quello a bassa temperatura. La potenza viene “copiata” dalla caldaia, spesso da 24 kW solo per produrre acqua calda sanitaria istantanea. E il sopralluogo si concentra su dove mettere l’unità esterna, non su cosa c’è dentro casa.

Cosa può succedere

Conseguenze economiche

La conseguenza più frequente è un consumo elettrico più alto di quello previsto. Se la macchina lavora stabilmente con acqua molto calda, o se interviene spesso la resistenza elettrica integrativa (un riscaldatore di soccorso che entra in funzione quando la pompa di calore non basta), il risparmio stimato nel preventivo si riduce o sparisce. Si aggiungono spesso costi non previsti: aumento della potenza del contatore, radiatori da sostituire a lavori finiti, pulizia dell’impianto.

Conseguenze tecniche

Stanze che non raggiungono la temperatura desiderata, soprattutto quelle a nord; macchina sempre alla massima potenza oppure, se sovradimensionata, continui cicli di accensione e spegnimento che usurano il compressore. Negli impianti degli anni ’60-’80 si aggiungono i problemi dei circuiti esistenti: tubazioni con fanghi e incrostazioni, impianti monotubo (con i radiatori collegati in serie su un unico anello) che con le temperature basse tipiche della pompa di calore distribuiscono male il calore.

Conseguenze burocratiche

Gli incentivi non premiano la macchina in sé, ma un intervento che rispetta requisiti precisi. Per l’Ecobonus servono asseverazione e APE prima e dopo i lavori; per il Conto Termico 3.0 del GSE l’apparecchio deve rispettare i requisiti del decreto e la documentazione va presentata nei termini. Un intervento progettato male può comunque ottenere l’incentivo, ma le correzioni fatte dopo (radiatori da sostituire, integrazioni dell’impianto) sono spese a parte, che non sempre rientrano nella pratica già chiusa.

Conseguenze temporali

Rimediare a stagione iniziata significa lavori in casa abitata, nei mesi freddi, con tempi legati alla disponibilità dell’impresa e del materiale.

Conseguenze legali

Quando il risultato non corrisponde a quanto promesso nasce facilmente un contenzioso con l’installatore. Ma se il contratto non indicava temperature, comfort atteso e consumi stimati, dimostrare un inadempimento è difficile.

Un esempio concreto

Caso ipotetico, con numeri esemplificativi. Un appartamento di 90 m² al secondo piano di un condominio degli anni ’70 sulla costa abruzzese, pareti in laterizio senza isolamento, serramenti già sostituiti, radiatori in ghisa e caldaia murale da 24 kW. Il proprietario riceve un’offerta per una pompa di calore aria-acqua da 12 kW da collegare ai radiatori esistenti.

Nessuno calcola il fabbisogno stanza per stanza. A gennaio la macchina, regolata in fabbrica per bassa temperatura, non scalda abbastanza la camera a nord e il bagno; la mandata viene portata a 55-60 °C. Il comfort migliora, le bollette salgono. Una verifica preliminare avrebbe mostrato che bastava sostituire due radiatori sottodimensionati e isolare il cassonetto delle tapparelle per far lavorare la macchina a 45 °C, e che probabilmente sarebbe bastata una macchina più piccola, quindi meno costosa.

Come evitarlo

  1. Parti dal fabbisogno della casa, non dalla caldaia. Fai calcolare il carico termico di progetto, cioè la potenza necessaria nel giorno più freddo, stanza per stanza (il metodo di riferimento è la norma UNI EN 12831).
  2. Fai rilevare i radiatori. Tipo, dimensioni, numero di elementi e potenza nominale di ogni radiatore, da confrontare con il fabbisogno di ciascun ambiente alla temperatura di mandata prevista.
  3. Fai una prova con la caldaia attuale. Buona pratica, non obbligo: in una settimana fredda si abbassa la mandata della caldaia a 50-55 °C e si osserva quali stanze restano fredde.
  4. Valuta piccoli interventi prima della macchina. Sostituire pochi radiatori critici o isolare sottotetto e cassonetti può abbassare la temperatura necessaria più di quanto si pensi.
  5. Scegli tipo e potenza della macchina su dati. Bassa o alta temperatura, sistema ibrido (pompa di calore abbinata a una caldaia) o solo pompa di calore: confronta l’efficienza stagionale dichiarata alla temperatura a cui lavorerà davvero, non solo quella a 35 °C.
  6. Controlla il contorno. Potenza del contatore, pulizia dell’impianto, posizione e rumorosità dell’unità esterna, regole condominiali ed eventuali vincoli.
  7. Metti tutto per iscritto. Nel contratto devono comparire temperatura di mandata di progetto, comfort atteso, consumi stimati, documenti finali (dichiarazione di conformità, libretto di impianto) e chi gestisce le pratiche per gli incentivi.

Quando serve il tecnico

La legge non impone sempre un progetto firmato per sostituire una caldaia con una pompa di calore in un appartamento: dipende dalla potenza, dal tipo di intervento e dagli incentivi richiesti. È invece una valutazione professionale, oltre che di buon senso, far verificare l’impianto da un tecnico indipendente quando la casa è degli anni ’60-’80 e non isolata, quando i radiatori sono in ghisa o l’impianto è monotubo, quando si vuole accedere a Ecobonus o Conto Termico, o quando i preventivi indicano potenze molto diverse tra loro. Per una panoramica sull’incentivo GSE puoi leggere la nostra guida al Conto Termico 3.0 per la pompa di calore e, per capire cosa contiene la certificazione energetica, l’articolo su come si redige l’APE e quanto costa.

Checklist finale

  • ? Ho il calcolo del fabbisogno termico della casa, stanza per stanza
  • ? I radiatori esistenti sono stati rilevati e verificati alla temperatura di mandata prevista
  • ? Conosco l’efficienza stagionale della macchina alla temperatura a cui lavorerà davvero
  • ? Ho verificato contatore, stato dell’impianto e posizione dell’unità esterna
  • ? Il contratto indica temperature, comfort atteso, consumi stimati e documenti finali

Domande frequenti

La pompa di calore funziona con i termosifoni in ghisa?

Sì, può funzionare, ma va verificato caso per caso. I radiatori in ghisa sono spesso ampi e sovradimensionati, quindi possono scaldare anche con acqua a 45-50 °C. Se invece la casa è molto disperdente o alcuni radiatori sono piccoli, servirà una mandata più alta, con meno efficienza, oppure qualche intervento sui terminali o sull’involucro.

Che temperatura di mandata serve con i radiatori?

Dipende dal fabbisogno della casa e dalla superficie dei radiatori. Con i radiatori tradizionali si lavora spesso tra 45 e 55 °C nei giorni più freddi, ma il valore corretto si ricava dal calcolo, non da una regola generale. Più la temperatura necessaria è bassa, più la pompa di calore lavora in modo efficiente.

Conviene una pompa di calore ad alta temperatura?

Può essere la soluzione giusta quando i radiatori non si possono sostituire e la casa non si può isolare, perché garantisce il comfort senza rifare l’impianto. Va però messo in conto che a temperature elevate l’efficienza è più bassa e i consumi elettrici più alti.

Basta scegliere una pompa di calore della stessa potenza della caldaia?

No. Le caldaie degli appartamenti hanno spesso una potenza elevata per produrre acqua calda sanitaria istantanea, non per il riscaldamento. Copiare quel valore porta di solito a una macchina sovradimensionata e più costosa. La potenza corretta si ricava dal fabbisogno termico dell’edificio.

Prima di firmare il preventivo

Prima di firmare il preventivo per una pompa di calore, possiamo verificare fabbisogno, radiatori e requisiti per gli incentivi: trovi i dettagli nella pagina dei servizi APE, energia e fotovoltaico a San Salvo e Vasto.

Fonti

Ing. Marco Sabatini
Autore

Ing. Marco Sabatini

Ingegnere civile e ambientale, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti

Titolare dello Studio Tecnico Sabatini di San Salvo (CH), si occupa ogni giorno di pratiche edilizie (CILA, SCIA, permessi di costruire, sanatorie), coordinamento della sicurezza nei cantieri (CSP e CSE ai sensi del D.Lgs. 81/2008), certificazione energetica APE, impianti fotovoltaici e pratiche catastali tra Vasto, San Salvo e la provincia di Chieti. Sul portale scrive di normativa, sentenze e tecnologie per l’edilizia partendo dai casi reali dello studio: ogni articolo è verificato sulle fonti ufficiali e riporta i riferimenti normativi.

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