Muffa dopo il cambio degli infissi: l’errore di non pensare a ventilazione e ponti termici

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La muffa dopo il cambio degli infissi è una delle sorprese più frustranti per chi ha appena investito in finestre nuove. Hai sostituito i vecchi serramenti in legno con vetro singolo, hai scelto un buon PVC con doppio vetro basso emissivo, la casa finalmente non ha più spifferi. Arriva il primo inverno e, negli angoli della camera, sopra il cassonetto della tapparella e lungo le spalle della finestra, compaiono macchie scure. Il serramentista dice che “è colpa dell’umidità”, tu pensi che l’infisso sia difettoso. Spesso nessuno dei due ha completamente ragione. Le finestre nuove fanno esattamente quello per cui le hai comprate: chiudono bene. È proprio questo, se nessuno ci ha pensato prima, a far comparire il problema.

Finestra nuova in PVC con condensa sul vetro e macchie scure sulla parete: un caso tipico di muffa dopo il cambio degli infissi

L’errore: cambiare le finestre senza pensare all’aria e ai nodi freddi

L’errore è trattare la sostituzione degli infissi come un semplice cambio di prodotto: si sceglie il serramento in base a materiale, trasmittanza e prezzo, si toglie il vecchio e si monta il nuovo nello stesso vano, senza chiedersi due cose. La prima: come verrà ricambiata l’aria in casa, ora che le infiltrazioni spariranno. La seconda: cosa succede intorno alla finestra, cioè nel cosiddetto nodo di posa (il punto in cui telaio, controtelaio, muro, davanzale e cassonetto si incontrano).

Perché sembra una cosa normale

La convinzione è comprensibile: “Più l’infisso isola, meglio è. Se isola bene, la condensa non può aumentare”. E in effetti un buon serramento riduce le dispersioni e migliora il comfort.

C’è però un aspetto che pochi considerano. Con i vecchi infissi la superficie più fredda della stanza era il vetro singolo: la condensa si formava lì, gocciolava sul davanzale e, in un certo senso, “toglieva” umidità all’aria. In più, gli spifferi garantivano un ricambio d’aria continuo, anche se incontrollato e costoso in termini energetici.

Con i nuovi infissi il vetro diventa più caldo e gli spifferi scompaiono. Il vapore prodotto in casa (cucina, docce, respirazione, panni stesi) resta all’interno, l’umidità relativa sale e la condensa cerca la nuova superficie più fredda: l’angolo tra parete e soffitto, l’architrave, il cassonetto non isolato, il davanzale in marmo che attraversa tutto il muro, il vecchio controtelaio metallico. Sono i ponti termici, cioè le zone in cui il calore si disperde più facilmente e la superficie interna resta più fredda.

Cosa può succedere: la muffa dopo il cambio degli infissi e le sue conseguenze

Conseguenze tecniche

Secondo il criterio della norma UNI EN ISO 13788, richiamata dal decreto sui requisiti minimi, il rischio di muffa si valuta verificando quando l’umidità relativa sulla superficie interna raggiunge o supera l’80%. Non serve quindi vedere gocce d’acqua sulla parete: basta che quella superficie resti a lungo fredda e umida. Il risultato sono intonaci macchiati, pitture che si staccano, cattivo odore e, nei casi persistenti, degrado dei materiali intorno al nodo.

Conseguenze economiche

Si ripaga due volte. La prima, per gli infissi. La seconda, per rimediare: trattamento delle superfici, rifacimento di intonaci e pitture, isolamento successivo del cassonetto o delle spalle, eventuale installazione di un sistema di ventilazione. Interventi che, fatti dopo, costano di più perché richiedono di rimettere mano a finiture appena completate. A titolo puramente esemplificativo, la correzione a posteriori può arrivare a una spesa di qualche migliaio di euro, che durante la sostituzione si sarebbe ridotta di molto o evitata.

Conseguenze sulla sicurezza degli impianti

C’è un aspetto da non sottovalutare. Nelle abitazioni con apparecchi a gas a camera aperta o piani cottura a gas, la norma tecnica UNI 7129 prevede aperture di ventilazione dedicate. Rendere la casa più ermetica non deve mai portare a chiudere o ridurre queste aperture: qui non si parla più di muffa, ma di sicurezza delle persone.

Conseguenze contrattuali

Quando compare la muffa, partono le contestazioni. Il committente accusa la posa, l’impresa accusa le abitudini d’uso. Se nel contratto non erano previsti né un progetto del nodo di posa né una valutazione sul ricambio d’aria, è molto difficile stabilire chi doveva fare cosa.

Cosa dice la norma e cosa è buona pratica

Va fatta una distinzione chiara. Il D.M. 26 giugno 2015 sui requisiti minimi prevede la verifica dell’assenza di rischio di muffa e di condensazioni interstiziali, secondo la UNI EN ISO 13788, quando l’intervento riguarda le strutture opache dell’involucro. Per la sola sostituzione dei serramenti il decreto fissa invece valori limite di trasmittanza termica. In altre parole: per legge, quando cambi solo le finestre, nessuno è obbligato a verificare il rischio muffa intorno al nodo.

La norma UNI 11673-1 sulla posa in opera dei serramenti definisce i requisiti del nodo di posa (tenuta all’aria, isolamento del giunto, gestione dell’acqua e del vapore). È una norma tecnica volontaria: diventa vincolante se viene richiamata nel contratto. Valutare ricambio d’aria, ponti termici e posa è quindi una buona pratica professionale, non un adempimento imposto. Ma è proprio quello che fa la differenza.

Un esempio concreto (caso ipotetico)

Immaginiamo un appartamento di circa 80 mq degli anni ’70 sulla costa abruzzese, con cassonetti interni in legno, davanzali in marmo passante e controtelai in ferro. Il proprietario sostituisce tutte le finestre mantenendo cassonetti, davanzali e controtelai esistenti, per contenere la spesa. In una zona costiera, dove l’umidità esterna è spesso elevata, e in una casa abitata da una famiglia di quattro persone che stende i panni in casa d’inverno, l’umidità interna cresce rapidamente.

Al primo inverno la muffa compare sopra i cassonetti e negli angoli delle camere esposte a nord. Il nuovo infisso è corretto; il problema è tutto ciò che gli sta intorno, più l’assenza di un ricambio d’aria pensato. La soluzione arriva dopo: isolamento dei cassonetti, correzione dei nodi più critici, aeratori o ventilazione meccanica nelle stanze più umide, e nuove finiture.

Un caso simile riguarda le seconde case chiuse per mesi: senza ricambio d’aria e con infissi ermetici, l’umidità ristagna anche in assenza di occupanti.

Come evitarlo: la procedura prima di ordinare gli infissi

  1. Prima osserva il nodo esistente: cassonetto, controtelaio, davanzale, spalle e architrave. Prendi nota di dove compariva già condensa o muffa con i vecchi infissi: sono i punti deboli che diventeranno più critici.
  2. Poi definisci la posa, non solo il prodotto: isolamento o sostituzione del cassonetto, eventuale rimozione del controtelaio metallico, soluzione per il davanzale passante, sigillature e nastri secondo la UNI 11673-1. Chiedi che sia scritto nel preventivo.
  3. Quindi decidi come ricambiare l’aria: abitudini di apertura delle finestre, aeratori, ventilazione meccanica controllata puntuale o centralizzata. Nelle case con apparecchi a gas, verifica che le aperture di ventilazione restino efficienti.
  4. Solo dopo ordina i serramenti, con un preventivo che descriva posa, accessori e responsabilità. Nei casi più delicati, una verifica termoigrometrica dei nodi critici permette di sapere in anticipo dove si rischia la muffa.

Quando serve il tecnico

Il coinvolgimento di un tecnico è utile soprattutto quando l’edificio ha già manifestato condensa o muffa, quando i cassonetti sono interni e non isolati, quando ci sono davanzali passanti o controtelai metallici, quando si progetta anche un cappotto o un isolamento delle pareti, o quando in casa ci sono apparecchi a gas a camera aperta. Se stai valutando anche l’isolamento delle pareti, conviene considerare insieme finestre e involucro: ne abbiamo parlato nella guida alla scelta dei materiali per il cappotto termico.

Un professionista può valutare i ponti termici, indicare la strategia di ventilazione più adatta e, se serve, inquadrare l’intervento anche dal punto di vista della prestazione energetica dell’immobile. Trovi le informazioni su questi servizi nella pagina dedicata a APE, efficienza energetica e fotovoltaico.

Checklist finale

  • ? Ho individuato dove compariva condensa o muffa con i vecchi infissi
  • ? Ho deciso cosa fare di cassonetti, davanzali e controtelai, non solo della finestra
  • ? Il preventivo descrive la posa in opera e i materiali del nodo
  • ? Ho definito come verrà garantito il ricambio d’aria dopo la sostituzione
  • ? Ho verificato che le aperture di ventilazione per gli apparecchi a gas restino libere

Domande frequenti

Perché compare la muffa dopo il cambio degli infissi se le finestre sono nuove?

Perché i nuovi serramenti eliminano gli spifferi e alzano la temperatura del vetro. Il vapore prodotto in casa resta all’interno e si deposita sulle superfici più fredde rimaste, come cassonetti, angoli e spalle della finestra. Raramente il difetto è nell’infisso; più spesso dipende dal nodo di posa e dal ricambio d’aria.

È obbligatorio installare la ventilazione meccanica quando si cambiano gli infissi?

No, per la sola sostituzione dei serramenti in un’abitazione esistente non c’è un obbligo generale di installare la ventilazione meccanica controllata. È una soluzione tecnica da valutare in base all’edificio, all’esposizione e alle abitudini di chi ci vive.

Basta aprire le finestre per evitare la muffa?

Aprire le finestre più volte al giorno per pochi minuti aiuta, ma non sempre basta: dipende da quante persone vivono in casa, da quanto vapore si produce e da quanto sono freddi i ponti termici. Se il nodo intorno alla finestra resta molto freddo, la muffa può comparire anche con un buon ricambio d’aria.

La condensa sul lato esterno dei nuovi vetri è un difetto?

Di solito no. La condensa sul lato esterno, soprattutto al mattino nelle giornate fredde e umide, indica che il vetro disperde poco calore e resta freddo all’esterno. Un difetto da approfondire è invece la condensa ricorrente sul lato interno o tra le due lastre del vetrocamera.

Prima di cambiare le finestre, guarda cosa c’è intorno

Cambiare gli infissi resta uno degli interventi più efficaci per il comfort di una casa. Perché lo sia davvero, conviene valutare insieme serramento, posa e ricambio d’aria prima di firmare il preventivo. Una verifica preventiva dei punti critici costa molto meno di una parete da risanare. Per qualsiasi chiarimento puoi trovare i riferimenti dello studio nella pagina contatti.

Fonti

Ing. Marco Sabatini
Autore

Ing. Marco Sabatini

Ingegnere civile e ambientale, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti

Titolare dello Studio Tecnico Sabatini di San Salvo (CH), si occupa ogni giorno di pratiche edilizie (CILA, SCIA, permessi di costruire, sanatorie), coordinamento della sicurezza nei cantieri (CSP e CSE ai sensi del D.Lgs. 81/2008), certificazione energetica APE, impianti fotovoltaici e pratiche catastali tra Vasto, San Salvo e la provincia di Chieti. Sul portale scrive di normativa, sentenze e tecnologie per l’edilizia partendo dai casi reali dello studio: ogni articolo è verificato sulle fonti ufficiali e riporta i riferimenti normativi.

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