Interruttore differenziale tipo A, F o B: quale scegliere per la casa

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L’interruttore differenziale, il “salvavita”, è il dispositivo che interrompe la corrente quando rileva una dispersione verso terra e protegge le persone dalla folgorazione. Con lavatrici a inverter, pompe di calore, piani a induzione, fotovoltaico e wallbox, però, non tutti i differenziali funzionano allo stesso modo: in questa guida vediamo le differenze tra tipo AC, A, F e B e come scegliere quello giusto per la casa.

Quadro elettrico domestico con interruttore differenziale e magnetotermici su guida DIN in un impianto residenziale

Come funziona un interruttore differenziale

Il differenziale confronta continuamente la corrente che entra nel circuito con quella che ne esce. Se una parte della corrente si disperde, ad esempio attraverso il corpo di una persona che tocca un apparecchio guasto, lo squilibrio viene rilevato e il circuito si apre in pochi centesimi di secondo. Nelle abitazioni si usano differenziali con corrente differenziale nominale (I?n) di 30 mA, il valore che garantisce la protezione delle persone anche in caso di contatto diretto.

In commercio si trovano due famiglie di prodotto: il differenziale puro (RCCB, norma CEI EN 61008), che protegge solo dalle dispersioni, e il magnetotermico-differenziale (RCBO, norma CEI EN 61009), che protegge anche da sovraccarichi e cortocircuiti. I tipi F e B sono disciplinati in aggiunta dalla CEI EN 62423.

Interruttore differenziale tipo AC, A, F e B: le differenze

Il “tipo” indica quali forme d’onda della corrente di guasto il differenziale è in grado di riconoscere. È un aspetto diventato decisivo perché l’elettronica di potenza presente negli elettrodomestici moderni genera correnti di guasto non sinusoidali.

Tipo AC

Rileva solo correnti di guasto alternate sinusoidali. Era lo standard degli impianti di qualche decennio fa. In presenza di componenti continue può non intervenire correttamente, perché queste possono “accecare” il suo nucleo magnetico.

Tipo A

Rileva le correnti alternate e quelle pulsanti unidirezionali con una componente continua fino a 6 mA. È oggi il riferimento per la generalità dei circuiti domestici: prese, cucina, lavatrice e lavastoviglie tradizionali, piani a induzione secondo le indicazioni del costruttore.

Tipo F

Estende le prestazioni del tipo A: tollera componenti continue fino a 10 mA e rileva correnti di guasto composte da più frequenze, fino a 1 kHz, tipiche degli inverter monofase. È indicato per le linee dedicate a condizionatori e pompe di calore con inverter, lavatrici e asciugatrici a motore inverter. È anche meno soggetto a interventi intempestivi.

Tipo B

Rileva anche le correnti di guasto continue livellate, oltre a tutte le precedenti. È richiesto tipicamente per apparecchi trifase con elettronica di potenza, per molte stazioni di ricarica dei veicoli elettrici (salvo che la wallbox integri già un rilevatore di corrente continua) e per alcuni inverter fotovoltaici, secondo quanto indicato dal costruttore.

Tipo Correnti di guasto rilevate Impieghi tipici in casa Costo relativo
AC Solo alternate sinusoidali Impianti datati; da evitare con carichi elettronici Basso
A Alternate e pulsanti con continua fino a 6 mA Prese, luci, cucina, elettrodomestici tradizionali Basso
F Come A, più componenti fino a 10 mA e multifrequenza fino a 1 kHz Pompe di calore e climatizzatori inverter monofase, lavatrici inverter Medio
B Tutte le precedenti più continue livellate Wallbox senza rilevatore DC, carichi trifase con inverter, alcuni inverter FV Alto (diverse volte un tipo A)

Vantaggi e limiti delle varie soluzioni

Il tipo AC costa poco ma, con i carichi elettronici diffusi oggi, offre una protezione che non sempre interviene come dovrebbe. Il tipo A è economico e copre la maggior parte dei circuiti. Il tipo F costa di più ma riduce gli interventi intempestivi tipici delle linee con inverter. Il tipo B è il più completo, ma è più costoso e ingombrante: va usato dove serve, non ovunque.

Un limite comune a tutti è la continuità di servizio: un unico differenziale generale fa saltare tutta la casa al primo guasto. Per questo la CEI 64-8 chiede di ripartire i circuiti su almeno due differenziali, in modo che un guasto non lasci al buio l’intera abitazione.

Come scegliere l’interruttore differenziale per la casa

Partire dai carichi

La scelta si fa circuito per circuito. Le domande da porsi sono: su questa linea c’è un inverter? È monofase o trifase? Il costruttore dell’apparecchio prescrive un tipo di differenziale? Le istruzioni di pompe di calore, wallbox e inverter fotovoltaici riportano quasi sempre il tipo richiesto.

Esempi pratici

  • Appartamento anni ’70 da ristrutturare sulla costa, con climatizzatori inverter e piano a induzione: differenziali di tipo A per luci e prese, tipo F sulla linea dedicata ai climatizzatori.
  • Villetta con pompa di calore aria-acqua monofase (sulla tecnologia si veda l’approfondimento sulla pompa di calore R290 a propano): linea dedicata con tipo F, salvo diversa prescrizione del costruttore.
  • Casa con fotovoltaico e accumulo: il tipo richiesto dipende dall’inverter. Molti inverter monofase senza trasformatore dichiarano di non immettere correnti continue di guasto e ammettono un tipo A; altrimenti si passa al tipo B.
  • Wallbox per auto elettrica: tipo B, oppure tipo A se la wallbox integra un rilevatore di corrente continua da 6 mA.

Dimensionare il quadro

Per i nuovi impianti e i rifacimenti completi la CEI 64-8 (nona edizione, in vigore dal 1° novembre 2024) stabilisce, al capitolo 37, tre livelli di dotazione con un numero minimo di circuiti in funzione della superficie dell’abitazione. Le linee dedicate a carichi fissi oltre 1.000 W, come la pompa di calore, si aggiungono al minimo. Al livello 3 è sempre previsto lo scaricatore di sovratensione (SPD).

Installazione corretta ed errori da evitare

  • Sostituire il differenziale con uno “più sensibile” senza capire la causa degli interventi: spesso il problema è un apparecchio guasto o l’umidità in una scatola esterna.
  • Mettere un tipo AC a monte di carichi con inverter perché “c’era già”.
  • Un solo differenziale per tutta la casa, con perdita di continuità di servizio.
  • Non provare mai il tasto di test: andrebbe premuto periodicamente, come indicato dal costruttore, per verificare che il meccanismo funzioni.
  • Trascurare l’ambiente: sui balconi e nei locali tecnici della costa la salsedine e l’umidità favoriscono dispersioni e corrosione. Contano grado di protezione IP delle scatole esterne e quadri chiusi.

Costi, durabilità e riferimenti normativi

Un differenziale di tipo A è un componente economico; un tipo F costa di più, mentre un tipo B costa diverse volte un tipo A. Sul costo complessivo di un quadro nuovo la differenza è contenuta rispetto alla sicurezza e all’affidabilità che si ottengono. Un differenziale di qualità dura molti anni, ma va provato periodicamente e sostituito se non interviene al test.

Ogni intervento sull’impianto elettrico va eseguito da un’impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008, che a fine lavori rilascia la dichiarazione di conformità. Per le unità abitative con potenza impegnata superiore a 6 kW o superficie superiore a 400 m² serve il progetto di un professionista. Il rifacimento dell’impianto all’interno di una ristrutturazione edilizia può rientrare nel bonus casa, con le aliquote vigenti a ottobre 2026 riassunte nell’articolo su bonus casa e fotovoltaico 2026.

Conclusioni

L’interruttore differenziale non è più un componente “tutto uguale”: il tipo A è oggi la base per i circuiti domestici, il tipo F serve per le linee con inverter monofase come pompe di calore e climatizzatori, il tipo B per wallbox e apparecchi che possono generare correnti continue. La scelta si fa leggendo le istruzioni dei costruttori e progettando il quadro su più differenziali.

Quando rivolgersi a un tecnico

Un tecnico serve quando si rifà l’impianto in una ristrutturazione, quando si aggiungono pompa di calore, fotovoltaico, accumulo o wallbox, quando l’impianto supera le soglie che rendono obbligatorio il progetto secondo il DM 37/08, o quando il differenziale scatta senza una causa evidente. Il progettista dimensiona il quadro, sceglie i tipi di differenziale per ciascuna linea e coordina l’impianto con l’APE e con eventuali pratiche edilizie e incentivi. Per una valutazione a San Salvo, Vasto e dintorni si può contattare lo Studio Tecnico Sabatini.

Domande frequenti

Il differenziale di tipo AC è ancora a norma?

Non c’è un divieto generale per gli impianti esistenti, ma il tipo AC non rileva correttamente le correnti di guasto con componenti continue prodotte dagli apparecchi elettronici. Nei nuovi impianti e nei rifacimenti si usano almeno differenziali di tipo A, scegliendo F o B dove i carichi lo richiedono.

Quale differenziale serve per una pompa di calore?

Per una pompa di calore o un climatizzatore con inverter monofase si usa di solito un differenziale di tipo F su linea dedicata. Per apparecchi trifase o se il costruttore lo prescrive serve un tipo B: va sempre verificato quanto riportato nel manuale di installazione.

Quale differenziale serve per una wallbox?

Serve un differenziale di tipo B, oppure un tipo A se la wallbox integra un rilevatore di corrente continua da 6 mA. L’indicazione si trova nella documentazione del costruttore della stazione di ricarica.

Perché il differenziale scatta senza motivo apparente?

Le cause più comuni sono un apparecchio guasto, umidità in prese e scatole esterne, la somma di piccole dispersioni di molti apparecchi elettronici sulla stessa linea o un tipo di differenziale non adatto ai carichi con inverter. Serve una verifica da parte di un elettricista abilitato.

Ogni quanto va provato il differenziale?

Il tasto di prova va premuto periodicamente secondo le indicazioni del costruttore, in genere qualche volta l’anno. Se il differenziale non interviene alla prova va sostituito subito da un’impresa abilitata.

Fonti

Ing. Marco Sabatini
Autore

Ing. Marco Sabatini

Ingegnere civile e ambientale, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti

Titolare dello Studio Tecnico Sabatini di San Salvo (CH), si occupa ogni giorno di pratiche edilizie (CILA, SCIA, permessi di costruire, sanatorie), coordinamento della sicurezza nei cantieri (CSP e CSE ai sensi del D.Lgs. 81/2008), certificazione energetica APE, impianti fotovoltaici e pratiche catastali tra Vasto, San Salvo e la provincia di Chieti. Sul portale scrive di normativa, sentenze e tecnologie per l’edilizia partendo dai casi reali dello studio: ogni articolo è verificato sulle fonti ufficiali e riporta i riferimenti normativi.

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