Termografia con drone per il fotovoltaico: come si ispeziona un impianto

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La termografia con drone permette di controllare in pochi minuti tutti i moduli di un impianto fotovoltaico, individuando celle surriscaldate, diodi guasti e stringhe che non producono. Grazie a camere termiche radiometriche più accessibili e a software che classificano le anomalie in automatico, oggi è alla portata anche degli impianti su condomini e capannoni, a patto di rispettare condizioni di misura precise e le regole sul volo dei droni.

Ispezione di un impianto fotovoltaico su un capannone industriale eseguita con la termografia con drone

Come funziona la termografia con drone sugli impianti fotovoltaici

Un modulo fotovoltaico che funziona bene ha una temperatura abbastanza uniforme. Quando una cella è rotta, ombreggiata o sporca, quando un diodo di bypass interviene o una stringa è scollegata, l’energia non convertita si trasforma in calore e compare nell’immagine termica come una zona più calda. Il drone porta una camera termica e una camera RGB: la prima individua l’anomalia, la seconda aiuta a capirne la causa (una foglia, un’ombra, un vetro incrinato).

Il riferimento tecnico è la specifica IEC TS 62446-3:2017, dedicata alla termografia all’aperto degli impianti fotovoltaici. Secondo le sintesi pubblicate da FLIR, Sitemark e dal gruppo IEA PVPS Task 13, le condizioni richieste per un’ispezione dettagliata sono, in sostanza:

  • irraggiamento sul piano dei moduli di almeno 600 W/m², con impianto in produzione;
  • cielo quasi sereno e vento debole, perché nuvole e raffiche alterano le temperature;
  • risoluzione a terra di circa 3 cm per pixel, cioè diversi pixel per ogni cella;
  • camera radiometrica, che registra il valore di temperatura di ogni pixel e consente di correggere emissività e temperatura riflessa;
  • angolo di ripresa adeguato, per evitare i riflessi del cielo sul vetro.

La differenza tra camera radiometrica e non radiometrica è sostanziale: un’immagine solo “a colori” mostra dove c’è un contrasto, ma non permette di misurare la differenza di temperatura né di documentarla in un rapporto tecnico.

Cosa si vede e cosa no

La termografia è efficace sui guasti che producono calore: diodi di bypass in corto, stringhe aperte, connessioni difettose, celle molto danneggiate, degrado da PID. È meno affidabile sulle microfessure: uno studio presentato nel 2025 dalla Technical University of Denmark all’interno del Task 13 IEA PVPS mostra che le celle incrinate producono spesso differenze di temperatura di circa 1 °C, difficili da valutare anche alla soglia dei 600 W/m². Per queste serve l’elettroluminescenza, che è un’altra prova.

A che punto è la tecnologia: droni, camere e software

I droni per ispezione con camera termica 640×512 pixel sono ormai un prodotto standard. Alcuni esempi con specifiche dichiarate dai produttori (consultate a ottobre 2026):

DroneTermocameraPesoNote
DJI Matrice 4T640×512 (1280×1024 in super-risoluzione)1.219 gprezzo al pubblico in Italia intorno a 7.400 euro IVA inclusa (rivenditore online, ottobre 2026)
DJI Mavic 3T640×5121.050 gclasse C2; modello della generazione precedente
Autel EVO Max 4T640×5121.999 g al decollolistino produttore 8.999 dollari
DJI Matrice 350 RTK + Zenmuse H30T1280×1024circa 6,5 kg (drone)classe C3, per grandi impianti

Per l’analisi i flussi sono due. Software come PIX4Dmatic generano un ortomosaico termico radiometrico su cui il tecnico individua le anomalie; piattaforme specializzate come Raptor Maps o Sitemark classificano automaticamente i difetti con algoritmi di intelligenza artificiale e producono report per modulo, con prezzi su preventivo. In Italia esistono anche operatori che offrono il servizio completo. Raptor Maps, per esempio, richiede camere di almeno 640×512 pixel, irraggiamento minimo di 600 W/m² e niente voli nelle due ore successive all’alba o precedenti al tramonto.

Sui costi del servizio mancano tariffe italiane pubblicate. Uno studio dell’Università di Genova con l’azienda Wesii, ripreso da pv magazine nel 2024, stimava circa 800 euro al giorno per un’ispezione con drone su impianti a terra, con una produttività intorno ai 20 MW al giorno: dati riferiti a grandi impianti, non trasferibili tali e quali a un tetto residenziale.

Come usare la termografia con drone in uno studio tecnico

Per chi progetta e segue impianti fotovoltaici, l’ispezione termografica è soprattutto uno strumento di verifica e di documentazione.

Collaudo e fine lavori

Il rapporto annuale 2026 di Raptor Maps, basato su impianti negli Stati Uniti, indica perdite medie di potenza del 5% e segnala che anche gli impianti nuovi mostrano perdite già al collaudo. Un’ispezione termografica a fine lavori fotografa lo stato iniziale dell’impianto: moduli danneggiati durante il montaggio, connettori mal chiusi, stringhe non collegate emergono prima che scadano le garanzie dell’installatore.

Manutenzione, garanzie e contenzioso

Su impianti di condomini e capannoni il drone evita di salire in copertura per un primo controllo, con un vantaggio anche per la sicurezza. In caso di calo di produzione, di contestazione con l’installatore o di danni da grandine, un rilievo termografico datato e georeferenziato è una prova tecnica molto più solida di qualche foto dal tetto. L’esperienza tedesca sulle grandinate, riportata da pv magazine, mostra però che la termografia individua solo una parte dei danni, e che avere una misura di riferimento precedente all’evento fa la differenza.

Esempio pratico: capannone nella zona industriale di San Salvo

Un’azienda della zona industriale di San Salvo ha un impianto da 200 kWp in copertura, installato cinque anni fa, e il monitoraggio segnala una produzione inferiore alle attese. Il tecnico programma il volo in una giornata serena di tarda primavera, a metà giornata, con l’impianto in produzione. Prima verifica su D-Flight la zona geografica e le distanze dalle aree frequentate, e acquisisce il consenso del proprietario. In circa mezz’ora di volo ottiene un ortomosaico termico in cui emergono una stringa completamente fredda (stringa aperta o fusibile intervenuto), alcuni moduli con un terzo di superficie più calda (diodo di bypass) e diversi punti caldi isolati, che il confronto con le immagini RGB attribuisce a guano e sporco. Le verifiche elettriche in quadro e sui moduli indicati chiudono la diagnosi. Su un impianto come questo un calo di qualche punto percentuale può valere oltre mille euro l’anno, soprattutto quando l’energia è autoconsumata o condivisa in una comunità energetica rinnovabile.

Vantaggi e limiti

I vantaggi sono velocità, controllo completo di tutti i moduli, documentazione oggettiva e minore esposizione al rischio di caduta dall’alto. I limiti riguardano soprattutto le condizioni di misura e l’interpretazione:

  • servono giornate con irraggiamento elevato e stabile, che in inverno e nelle mezze stagioni sono poche;
  • riflessi, sporco e ombre producono falsi positivi da verificare con le immagini RGB o sul posto;
  • le microfessure sfuggono spesso alla termografia;
  • l’analisi automatica accelera il lavoro, ma la diagnosi resta del tecnico, che deve confermarla con misure elettriche;
  • il volo in ambito urbano è vincolato da distanze e autorizzazioni che possono rendere necessario un operatore qualificato.

Norme e autorizzazioni per il volo

Il volo è disciplinato dai Regolamenti UE 2019/947 e 2019/945 e dalle regole ENAC. L’operatore deve essere registrato su D-Flight, esporre il codice sul drone, avere un’assicurazione di responsabilità civile e il pilota l’attestato adeguato alla sottocategoria. In categoria Open, con un drone di classe C2 in sottocategoria A2, si può volare fino a 30 metri dalle persone non coinvolte (5 metri in modalità a bassa velocità); in A3 occorre restare a 150 metri dalle aree residenziali, commerciali e industriali. Per un capannone in zona industriale o un condominio in centro le regole Open possono quindi non bastare, e serve la categoria Specific con uno scenario standard o un’autorizzazione. Vanno verificate anche le zone geografiche UAS vicino agli aeroporti: ENAC ha posto in consultazione nell’estate 2026 un nuovo regolamento, la cui entrata in operatività è stimata dalla stampa di settore nel 2027.

Le riprese possono inquadrare abitazioni e persone: valgono le regole del GDPR, con riprese limitate all’impianto e immagini non diffuse se rendono riconoscibili persone o proprietà di terzi.

Il verdetto per gli studi tecnici

Maturità: Pronta oggi. La termografia con drone è una tecnica consolidata, con norme di riferimento, strumenti diffusi e software di analisi maturi. Per uno studio che progetta e collauda impianti fotovoltaici ha senso in due modi: acquistando un drone termico radiometrico di classe C2 (indicativamente 7.000-9.000 euro, più formazione, assicurazione e software) se il volume di impianti lo giustifica, oppure affidando il volo a un operatore qualificato e mantenendo in studio la competenza per pianificare l’ispezione, leggere le immagini e firmare la diagnosi. La seconda strada è la più prudente per gli studi piccoli; l’acquisto conviene a chi segue con continuità impianti su capannoni, condomini e piccoli impianti a terra.

Conclusioni

La termografia con drone è uno dei modi più efficaci per sapere se un impianto fotovoltaico produce quanto dovrebbe e perché. Funziona solo se eseguita con camera radiometrica, alle giuste condizioni di irraggiamento e da chi sa distinguere un guasto da un riflesso. Per committenti e studi tecnici il valore sta nella documentazione: un rilievo al collaudo e uno periodico permettono di far valere le garanzie e di intervenire prima che le perdite diventino rilevanti, anche alla luce delle detrazioni per il fotovoltaico in calo dal 2027, che rendono ogni kWh prodotto più importante.

Quando rivolgersi a un tecnico

Un proprietario, un amministratore di condominio o un’azienda dovrebbero chiedere un’ispezione termografica quando la produzione cala senza motivo evidente, prima della scadenza delle garanzie dell’installatore, dopo una grandinata o in fase di collaudo di un nuovo impianto. Conviene verificare che chi esegue il lavoro usi una camera radiometrica, rispetti le condizioni della IEC TS 62446-3, sia in regola con ENAC e consegni un rapporto con l’elenco dei moduli difettosi e le cause probabili. Per progettazione, collaudo e verifiche su impianti esistenti lo studio segue APE, fotovoltaico ed efficienza energetica a San Salvo e Vasto.

Domande frequenti

Quando si può fare la termografia con drone su un impianto fotovoltaico?

Con impianto in produzione e irraggiamento sul piano dei moduli di almeno 600 W/m², cielo sereno e vento debole: in pratica nelle ore centrali di giornate limpide, evitando le ore vicine all’alba e al tramonto.

Che drone serve per un’ispezione termografica?

Un drone con camera termica radiometrica di almeno 640×512 pixel, abbinata a una camera RGB. I modelli più diffusi sono di classe C2 e richiedono l’attestato A2 per operare in sottocategoria A2.

La termografia trova tutti i difetti dei moduli?

No. Individua bene diodi guasti, stringhe scollegate, connessioni difettose e celle molto danneggiate, ma spesso non rileva le microfessure, per le quali serve l’elettroluminescenza.

Si può volare sopra un condominio o un capannone in città?

Dipende da classe del drone, distanza dalle persone non coinvolte e zona geografica. In molti contesti urbani o industriali le regole della categoria Open non bastano e serve operare in categoria Specific, con scenario standard o autorizzazione.

Quanto costa un’ispezione termografica con drone?

Non esistono tariffe italiane pubblicate. Uno studio dell’Università di Genova stimava circa 800 euro al giorno per grandi impianti a terra; per tetti residenziali e capannoni il costo dipende da superficie, accessibilità, autorizzazioni di volo e livello del rapporto richiesto.

Fonti

Ing. Marco Sabatini
Autore

Ing. Marco Sabatini

Ingegnere civile e ambientale, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti

Titolare dello Studio Tecnico Sabatini di San Salvo (CH), si occupa ogni giorno di pratiche edilizie (CILA, SCIA, permessi di costruire, sanatorie), coordinamento della sicurezza nei cantieri (CSP e CSE ai sensi del D.Lgs. 81/2008), certificazione energetica APE, impianti fotovoltaici e pratiche catastali tra Vasto, San Salvo e la provincia di Chieti. Sul portale scrive di normativa, sentenze e tecnologie per l’edilizia partendo dai casi reali dello studio: ogni articolo è verificato sulle fonti ufficiali e riporta i riferimenti normativi.

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